Aprire una via è per me come scolpire.
L'arrampicatore, infatti, riesce ad intravedere e poi sognare una linea di salita che la natura ha creato in migliaia di anni, esattamente come uno scultore vede in un tronco ricurvo questa o quella opera d'arte.
Dare infine il nome ad una via è come donarle un'anima, un carattere unico.
Ogni nome ricorda all'apritore un momento preciso della sua vita.
"Il ritorno dei compañeros", chiodata con Stefano, rappresenta proprio questo.
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